Il primo giorno in cui ho messo piede a Lima, il cielo era grigio.
Lima non è la città tropicale che immaginavo, affacciata sull’oceano: è “Lima la gris”, avvolta quasi ogni giorno da una neblina leggera e umida, che raramente lascia spazio al sole. Qui non piove mai; la capitale si adagia su una costa sabbiosa e desertica e il clima resta sempre mite. Quando il sole decide di apparire, per un paio di giorni alla settimana, si fa sentire con una forza improvvisa: il cielo si apre, il calore diventa estivo e le radiazioni solari sono tra le più intense al mondo.
Era nebbioso anche il giorno in cui, insieme alle altre volontarie, sono arrivata a Villa María del Triunfo. La sede in cui operiamo come volontarie si trova su uno dei tanti cerros in cui si dirama la metropoli di Lima: colline brune, quasi nude, costellate di case di legno che sembrano accatastate una sull’altra. In questo distretto, uno dei più poveri di Lima, la vita quotidiana è segnata dalla mancanza di acqua potabile, di un sistema fognario e da abitazioni precarie.
Proprio qui sorge la Casita Cultural, gestita dall’associazione Ifejant: un piccolo faro per bambini, adolescenti e famiglie.
Ifejant lavora da anni nelle periferie di Lima per garantire a bambini e adolescenti lavoratori condizioni dignitose, accesso all’educazione e il riconoscimento del loro ruolo di cittadini. Al centro del suo impegno ci sono il co-protagonismo dei ragazzi, ovvero la possibilità reale per loro di partecipare alle decisioni che li riguardano, e la pedagogia della tenerezza, che mette al centro l’infanzia come soggetto attivo, capace e sensibile. Con questo approccio, Ifejant sostiene i giovani affinché conoscano i propri diritti e imparino a farli valere a scuola, nella comunità e nella loro vita quotidiana.
A Villa María siamo quattro volontarie: un’altra ragazza e io ci occupiamo dell’apoyo escolar, il doposcuola; una segue la DESNNA (Defensoría de Niñas, Niños y Adolescentes) e le riunioni con bambini e adolescenti; una è responsabile del kiosko, un piccolo negozio interno alla scuola gestito dai ragazzi. Nel distretto di Puente Piedra operano invece due volontari, che si occupano del laboratorio di pasticceria all’interno di una scuola e del sostegno alla DESNNA locale.
L’apoyo escolar, di cui mi occupo con l’altra volontaria, è un servizio gratuito pensato per rafforzare e consolidare le conoscenze di bambini e ragazzi, anche attraverso giochi e attività educative. Nella Casita, ogni mercoledì, organizziamo un laboratorio di inglese che offre ai bambini un primo contatto con una lingua che nella loro scuola cominceranno a studiare solo verso i 14 anni; una lingua che, dal cerro, sembra quasi appartenere a un altro mondo. All’inizio l’affluenza era molto elevata, mentre ora il numero si è stabilizzato intorno ai quindici-venti partecipanti: una presenza costante che permette di gestire al meglio le attività e di dedicare attenzione a ciascun bambino.
Dopo quattro mesi, ogni volto ha un nome, un colore preferito, una materia del cuore. C’è Marco con il suo cane sempre al seguito, Stefano con il suo sorriso contagioso, Ivana precisa e puntuale; c’è Aron, un bambino di dieci anni che ancora non sa leggere e scrivere, e che viene ogni giorno mezz’ora prima per esercitarsi nella lettura; ci sono Aida, Yaimi e Saori che stanno imparando le tabelline. Mi emoziona vedere come bambini di età diverse abbiano creato legami di amicizia e collaborazione grazie a uno spazio pensato davvero per loro.
In mezzo al grigio di Lima, la Casita Cultural è uno di quei luoghi che riescono a creare colore.
“Lima la gris” e i colori della Casita
Il primo giorno in cui ho messo piede a Lima, il cielo era grigio.
Lima non è la città tropicale che immaginavo, affacciata sull’oceano: è “Lima la gris”, avvolta quasi ogni giorno da una neblina leggera e umida, che raramente lascia spazio al sole. Qui non piove mai; la capitale si adagia su una costa sabbiosa e desertica e il clima resta sempre mite. Quando il sole decide di apparire, per un paio di giorni alla settimana, si fa sentire con una forza improvvisa: il cielo si apre, il calore diventa estivo e le radiazioni solari sono tra le più intense al mondo.
Era nebbioso anche il giorno in cui, insieme alle altre volontarie, sono arrivata a Villa María del Triunfo. La sede in cui operiamo come volontarie si trova su uno dei tanti cerros in cui si dirama la metropoli di Lima: colline brune, quasi nude, costellate di case di legno che sembrano accatastate una sull’altra. In questo distretto, uno dei più poveri di Lima, la vita quotidiana è segnata dalla mancanza di acqua potabile, di un sistema fognario e da abitazioni precarie.
Proprio qui sorge la Casita Cultural, gestita dall’associazione Ifejant: un piccolo faro per bambini, adolescenti e famiglie.
Ifejant lavora da anni nelle periferie di Lima per garantire a bambini e adolescenti lavoratori condizioni dignitose, accesso all’educazione e il riconoscimento del loro ruolo di cittadini. Al centro del suo impegno ci sono il co-protagonismo dei ragazzi, ovvero la possibilità reale per loro di partecipare alle decisioni che li riguardano, e la pedagogia della tenerezza, che mette al centro l’infanzia come soggetto attivo, capace e sensibile. Con questo approccio, Ifejant sostiene i giovani affinché conoscano i propri diritti e imparino a farli valere a scuola, nella comunità e nella loro vita quotidiana.
A Villa María siamo quattro volontarie: un’altra ragazza e io ci occupiamo dell’apoyo escolar, il doposcuola; una segue la DESNNA (Defensoría de Niñas, Niños y Adolescentes) e le riunioni con bambini e adolescenti; una è responsabile del kiosko, un piccolo negozio interno alla scuola gestito dai ragazzi. Nel distretto di Puente Piedra operano invece due volontari, che si occupano del laboratorio di pasticceria all’interno di una scuola e del sostegno alla DESNNA locale.
L’apoyo escolar, di cui mi occupo con l’altra volontaria, è un servizio gratuito pensato per rafforzare e consolidare le conoscenze di bambini e ragazzi, anche attraverso giochi e attività educative. Nella Casita, ogni mercoledì, organizziamo un laboratorio di inglese che offre ai bambini un primo contatto con una lingua che nella loro scuola cominceranno a studiare solo verso i 14 anni; una lingua che, dal cerro, sembra quasi appartenere a un altro mondo. All’inizio l’affluenza era molto elevata, mentre ora il numero si è stabilizzato intorno ai quindici-venti partecipanti: una presenza costante che permette di gestire al meglio le attività e di dedicare attenzione a ciascun bambino.
Dopo quattro mesi, ogni volto ha un nome, un colore preferito, una materia del cuore. C’è Marco con il suo cane sempre al seguito, Stefano con il suo sorriso contagioso, Ivana precisa e puntuale; c’è Aron, un bambino di dieci anni che ancora non sa leggere e scrivere, e che viene ogni giorno mezz’ora prima per esercitarsi nella lettura; ci sono Aida, Yaimi e Saori che stanno imparando le tabelline. Mi emoziona vedere come bambini di età diverse abbiano creato legami di amicizia e collaborazione grazie a uno spazio pensato davvero per loro.
In mezzo al grigio di Lima, la Casita Cultural è uno di quei luoghi che riescono a creare colore.
Marta Maria Mangiavini, Casco Bianco a Lima
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