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Un viaggio di Luce a Mombasa

30 Ottobre 2025 @auci@ 0 Comments
Un viaggio di Luce a Mombasa — Greta Bordieri

Un viaggio di Luce a Mombasa

Racconto di volontariato al Mother Amadea Mission Hospital

Il viaggio mio e di Enrico, iniziato da perfetti sconosciuti, è cominciato nel buio: siamo stati i primi volontari di AUCI assegnati al Mother Amadea Mission Hospital di Mombasa e non avevamo molte informazioni su ciò che avremmo vissuto nelle tre settimane successive.

Già dall’arrivo all’aeroporto di Mombasa, però, dagli occhi e dai volti raggianti di Sister Veronica, del dottor Kalume e di Sammy, che sono venuti a prenderci, abbiamo capito che sarebbe stato un viaggio fatto di Luce. E infatti, quella luce del primo giorno ha continuato a colorare i nostri giorni fino all’ultimo, riflettendosi nei sorrisi smaglianti dei nostri colleghi, dei pazienti e dei volti incrociati per strada, tingendo di sfumature diverse anche i momenti di difficoltà.

La nostra daily routine al Mother Amadea è stata basata sull’inclusione e sul confronto. Sveglia alle 7… sì, quella del telefono, ma in realtà preceduta da una sveglia “naturale”: il canto dei galli all’alba e l’ingresso dei bambini a scuola.

Appuntamento mattutino alle 8 nella hall dell’ospedale, tra preghiere cantate e condivisione di pensieri e idee su come migliorare il servizio offerto ai pazienti. E poi… via con la giornata lavorativa tra reparti, visite ambulatoriali, emergenze in arrivo, sala operatoria e corse verso farmacia, radiologia e laboratorio, senza tralasciare le infinite ore passate in sala parto.

Come dimenticare quando il dottor Don ha detto a Enrico: “Tu! Oggi farai un cesareo!”, oppure le volte in cui, con la fiducia e l’aiuto degli infermieri, abbiamo supportato le mamme durante il parto naturale. Per non parlare di tutte le volte che, entrando nel reparto di pediatria, Enrico ha tentato di regalare un sorriso ai piccoli pazienti ricoverati… finendo puntualmente per farli piangere, spaventati dal suo grande faccione bianco e sorridente!

Fin da subito io ed Enrico siamo diventati parte del team, accolti come se fossimo sempre stati dipendenti del Mother Amadea, in un clima di continuo confronto, scambio di opinioni e opportunità di crescita — professionale ma anche culturale. Non sono mancati, tra un turno e l’altro, momenti di leggerezza e svago, in cui si aprivano finestre di dialogo affacciate sulle differenti realtà a cui siamo abituati, tra domeniche a Mombasa Beach e pranzi italiani organizzati in casa.

Sono grata — e sono certa che anche Enrico lo sia — di aver condiviso con lui questa esperienza. Convivere con uno sconosciuto per tre settimane, dall’altra parte del mondo e senza ulteriori punti d’appoggio, avrebbe potuto rendere questo viaggio una catastrofe. Invece ho trovato un amico, un fratello maggiore, un collega con cui condividere liberamente i miei pensieri a fine giornata, nel nostro consueto appuntamento serale dell’aperitivo in terrazza.

Ciò che porteremo sempre con noi è la semplicità e la purezza delle persone che abbiamo incontrato, e con cui abbiamo costruito legami spontanei e sinceri. Non c’è stato un solo momento in cui non abbiamo percepito il supporto delle persone al nostro fianco: dalle Sisters agli addetti alla sicurezza, dai medici agli infermieri, fino al personale delle pulizie — chiunque ha voluto regalarci un pezzo della propria bontà.

Una delle cose più “anomale” che abbiamo notato è stata l’assenza di un singolo litigio o discussione tra colleghi per tutta la durata della nostra permanenza: nonostante le condizioni di lavoro non fossero certo le più confortevoli, nonostante i lunghi turni quotidiani di 12 ore, nonostante i problemi a cui pensare una volta tornati a casa, abbiamo sempre respirato aria di collaborazione, rispetto, amicizia e serenità.

La vostra capacità di aiutare sempre il prossimo, di trovare con ottimismo una soluzione possibile, di non perdere la speranza anche di fronte alle difficoltà… eh sì, cari amici kenioti, questo è stato il più grande insegnamento che ci avete regalato.

“Ukienda nyumbani usisahau kurudi tena” — quando vai a casa, non dimenticare di tornare di nuovo. Asante sana, Mombasa!

Con gratitudine,

Greta Bordieri
Medico, volontaria “Twende” a Mombasa